giovedì 2 marzo 2017

Imminent change

E così ci prepariamo ad affrontare un altro cambiamento grosso. La settimana prossima ricomincio a lavorare. Dopo ben otto mesi di stop.

Otto mesi che tutto sommato sono volati, in una frenetica routine baby-casalinga in cui non c'è mai stato un giorno uguale all'altro. Otto mesi in cui ho conosciuto la fatica fisica e ho scoperto che ok, a non dormire otto ore per notte non si sta benissimo ma nemmeno si muore il giorno dopo.

Non so cosa mi aspetta. So che le cose non saranno proprio uguali a prima. Che avrò sempre un occhio sul telefonino in caso di emergenze e l'altro occhio all'orologio per essere certa di poter correre fuori alle cinque, cinque e un quarto massimo. Che dovrò svegliarmi molto prima.

Che però alla fine della giornata, rincasando, le ore avranno tutto un altro spessore.

giovedì 23 febbraio 2017

Febbraio

Sto giochicchiando col colore del blog ma non è che abbia molta importanza, in effetti.
In questi giorni c'è un cielo di ghisa ed è umido che i panni non asciugano mai più.
E niente, non è che febbraio sia il mio mese preferito.

giovedì 16 febbraio 2017

Potere agli addominali

Ogni dubbio sulla presunta condizione di svantaggio dettata dall'avere un apparato riproduttivo femminile è stato definitvamente spazzato stamattina. Quando, in notevole ritardo rispetto ai dettami medici, mi sono avviata a passo incerto verso il mio primo corso di "kinesiterapia post-natale".
Cambio pannolino, ora potete anche voi
Bozar, 2017

Una ginnastica che promette di rimetterti in sesto dopo il parto, insomma.

Al mio arrivo, un gruppuscolo di mammine in fuseax e pantaloni della tuta stava sistemando il rispettivo bebè nei seggiolini della cucina, dove una coraggiosissima babysitter si sarebbe presa cura di loro mentre le mamme facevano stretching del gluteo.

domenica 5 febbraio 2017

Quello che conta

Come gia' dicevo, volano i giorni e si assottiglia mostruosamente il tempo per me. Il tempo cioe' dedicato a sentirmi un essere umano. A coltivare la mia crescita interiore.

Quando la quotidianita' diventa un turbinio di sveglie, pappe, pannolini da cambiare, vestitini da lavare, amichetti da incontrare...ecco che si riflette sempre piu' su cio' che e' essenziale fare nel proprio tempo libero. Fosse anche mezz'ora.

E viene fuori da solo un elenco di cose che poi rispecchiano fedelmente le priorita' della vita di ognuno. Perche', come in questa riflessione che condivido, la frase 'non ho tempo' e' il 90% delle volte una bieca scusa per rimandare qualcosa che non ci va davvero di fare.

giovedì 2 febbraio 2017

Mangiare (primi esperimenti di vita comunitaria)

Siamo al secondo giorno di quella che e' - senza scherzi - una delle settimane piu' difficili della mia vita.

Dopo un esordio in cui la maestra d'asilo confortava me mentre Giulia giocava tranquilla nell'altra stanza, questa mattina  l'angoscia mi ha portata ad avviarmi verso la struttura di omologazione infantile con indosso il cappotto del papa' di almeno tre taglie piu' grande. Me ne sono accorta solo al ritorno, quando, sola e sconsolata, ho rischiato seriamente di finire sotto a un tram mentre attraversavo la strada. Intanto con la carrozzina avevamo infilato in pieno una cacca di cane, finita poi sul mio jeans mentre tentavo maldestramente di richiudere il passeggino.

martedì 31 gennaio 2017

Bye bye Brussels (dice la gente)

E' la moda del momento. Le vittime cadono copiose. Gli annunci si moltiplicano. Alle feste, alle cene, ti prendono da parte e ti dicono, sai, anche noi...

Si parte. Si abbandona Bruxelles. Via, verso nuovi lidi. Si rimettono in affitto gli appartamenti, si da' via il mobilio, si mobilitano gli infanti. Tanto avevano a malapena iniziato l'asilo.

Bruxelles e' fuori moda. Diciamocelo, andava bene per buttare le basi di una carriera internazionale. Per lo stage, un paio d'anni in commissione, giusto per sapere di che parliamo quando diciamo comment fonctionne l'union europeenne.

Ora basta. Ha stufato il tempo, la burocrazia comunale, la belgitudine che e' dura abbracciare. Ci hanno messo la loro gli attentati e la polizia dei puffi.

E basta con 'sti negozi che non sono mai aperti, con 'sta metro maleodorante.

Basta con 'sti lavori da passacarte di lusso.

Basta con 'sto grigiore politically correct che a dire la tua pare che fai un torto all'umanita'.

La gente se ne va. 

La gente cerca il caldo e il sole della Spagna senza lo stesso tasso di disoccupazione. Cerca ristoranti a basso prezzo e l'estetista che per pochi spicci ti rimette a nuovo. Cerca il mare. L'avventura di essere fuori dall'area euro. 

La gente rifugge la rassicurante banalita' impiegatizia della Bolla. Si vuole sentire di nuovo viva, a guidare un Suv fra le favelas. Si vuole sentire fondamentale e importante, a cliccare presentazioni in power point in alberghi con l'aria condizionata polare vicino all'equatore, mentre fuori strisciano i mendicanti.

La gente rifugge la noia del weekend al bois de la cambre. Vuole volare, ama gli aeroporti, i controlli infiniti e i trolley che all'ultimo te lo fanno imbarcare.

Qualcuno imbocca la via del ritorno e si dirige verso la terra natia, forte dell'esperienza estera e del portafoglio appesantito. 

Insomma, si cambia. E io sto a guardare.

Faccio ciao ciao con la manina. Triste quando si tratta di amici e persone a cui voglio bene. Perche', perche' non ci riproviamo, ce l'avremmo fatta insieme a creare un mondo nuovo. Dai, ripensaci, che vai cercando.

Triste e un po' incazzata. Perche' non condivido. E come e' accaduto tante altre volte, mi sento fuori tempo.


Da domani

Dai non cambia niente, continuo a ripetermi per calmarmi. E' solo qualche ora al giorno, incalza la mia coscienza sporca.

E invece no. Da domani cambia tutto.

Da domani Giulia entra in societa'. E per me si apre una valanga di tormenti esistenziali e domande dormienti a cui non ho saputo mai dare una risposta in questi trentasei anni di eta'.

Domande che hanno a che fare con l'omologazione e l'individualita', ad esempio.

Appoggiarmi alla mia esperienza servira' ben poco. Del nido, agli albori degli anni Ottanta quando venni alla luce,non se ne parlo' nemmeno. E le mie presenze alla scuola materna si contano sulle dita di una mano, festa di Natale inclusa.

I pochi ricordi sono vividi e struggenti: il netto rifiuto del grembiulino (che oggi leggo come un coraggioso rifiuto dell'omologazione); la protesta silenziosa all'ora del pisolino, quando mi rifiutavo di distendermi e rimanevo orgogliosamente seduta sul materassino (stessa interpretazione); la cotoletta impanata rifilata all'amichetta pur di non mangiare fuori casa; gli schiaffoni tirati durante una lite a causa di una bambola (mi spiace per il particoare da femminuccia, comunque fortunatamente non era una barbie).

Su tutti pero', il ricordo piu' angosciante era il momento in cui la mamma diceva 'ok ora vado a scuola'. Un pianto cosi' intenso, un dolore cosi' totalizzante l'ho provato poi solo trent'anni dopo per la fine di un grande amore. 

Dicevo alla mamma dai ti accompagno al cancello e attraversavamo il lungo corridoio fino all'ingresso. Una volta giunti li', chiedevo alla mamma di riaccompagnarmi indietro. E cosi' via, finche' una mamma esasperata riusciva a divincolarsi dalla mia studiatissima presa a tenaglia e andare finalmente al lavoro.

Una pediatra compiacente decreto' che non ero fatta per l'asilo e cosi' rimasi beatamente a casa fino alle elementari, con effetti ancora visibili nella mia misantropia/introversione/sensibilita'.

Arrendersi sull'asilo e' ancora oggi uno degli errori educativi che rinfaccio ai miei genitori, pari soltanto a quando mio papa' macino' la strada verso le Ardenne, una sera dopo il lavoro, per venire a prendermi durante la mia prima gita scolastica di una settimana, la 'classe verte'. Causa: pianti a dirotto  per tutta la notte e nostalgia di casa.

Forse, se avessero insistito con l'asilo, e se mio papa' mi avesse lasciato passare quella terribile settimana nelle Ardenne, le mie separazioni successive sarebbero state meno traumatiche. 

Forse pero' non avrei avuto la stessa facilita' a fare scelte controcorrente per seguire le mie passioni. A fare domande a chiunque senza conoscere il significato della parola 'riverenza'. Ad avere una lingua con cosi' pochi peli che sembrerebbe aver fatto la depilazione definitiva.

E ora sarei all'ufficio marketing della Barilla invece che a fare la giornalista a Bruxelles. 

Un bel rompicapo, questo dell'educazione.